Apre il settimo occhio

Apriamo oggi i battenti. Un messaggio di saluto, una breve introduzione e l’intento di fornire informazioni utili e interessanti.

La crisi del cinema ci avvolge, ci riguarda da vicino, ma non bastano speculazioni critiche o sociologiche per inquadrarla. Penso che l’analisi, soprattutto, debba prendere piede dal testo filmico, riconducendolo alla sua forma, quella iconica appunto, alla sua essenza: una paradossale assenza di realtà, un vuoto che si viene a creare tra lo spettatore e lo schermo.

Attraverso l’analisi di film da categorie, generi e forme più disparate mi prefiggo l’obiettivo di cogliere e dare un’interpretazione, per quanto personale e poco autorevole, al corpus proteiforme del cinema contemporaneo e non.

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Secondo una corrente critica il cinema sta compiendo solo i primi passi verso la propria specificità, verso una sua forma vera, essenziale e autonoma. In questo quadro la settima arte perde, a mio avviso, ogni suo connotato definito, ogni possibilità di espressione.

Forse è vero, una specificità ancora non è stata codificata, ma l’oggetto del testo filmico si può sempre ricondurre all’autoreferenzialità. L’obiettivo del cinema, come già teorizzava Vertov ne “L’uomo con la machcina da presa“, è mettere in scena se stesso, mostrarsi, costruire la propria immagine, insomma, rappresentarsi. E rappresentando se stesso ecco che il cinema, almeno quello diegetico, ci mostra noi stessi, noi spettatori occasionali, fortuiti o appassionati nell’atto di osservare, nella ricerca feticistica di una realtà inesistente, ideale, personale, universale o irrappresentabile. Uno squarcio di luci e ombre, di vuoto, in cui la realtà scompare solo per riapparire, un momento dopo, bella come mai l’abbiamo vista.

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~ di eXistenZ88 su 30 novembre, 2007.

 
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