Presentazione

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Il Settimo Occhio, l’occhio del cinema. Oggi può sembrare anacronistico…

Il clima postmoderno è segnato dalla progressiva svalutazione dell’atto dello sguardo. Questo, infatti, ha ormai perso ogni valore ontologico; la conoscenza è da ricercare in direzioni diverse. Non è un caso, dunque, se in film come “Gattaca” l’osservazione è surclassata dall’analisi genetica: solo questa, infatti, ha un vero valore conoscitivo, solo questa può fornire un parere oggettivo su chi ci sta davanti.

Jodie Foster, in “Contact“, nella sua continua ricerca di un altrove, non si da all’osservazione della volta celeste, bensì tende l’orecchio. Campiona, ascolta ogni possibile segnale celeste, riceve i piani per la costruzione di un veicolo su brevetto alieno, compie un viaggio di diciotto ore… Ma gli strumenti di registrazione falliscono, il nastro della telecamera risulta vuoto, e la Foster una visionaria.

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Ci troviamo, dunque, dinnanzi a una vera e propria crisi dello sguardo? Può questo cambiamento aprire la strada a una crisi del contenuto sensoriale? Sembra strano, ma la categoria del postmoderno racchiude dentro di se questo inestricabile paradosso. Post– infatti rinvia a una realtà futura, solo in procinto di compiersi, ma la derivazione del termine moderno (avverbio latino modo: ora, adesso) ci presenta una realtà che si realizza in questo stesso istante.

Possiamo affermare quindi, tramite le parole di Gianni Canova, che “il primo tratto connotativo della postmodernità non può che essere individuato nella sua intrinseca e ineliminabile contraddittorietà“.

Da qui prende piede il mio proposito: l’analisi dello sguardo in campo cinematografico e, suo opposto, la crisi delle forme iconiche.

Appunti, recensioni tra i filoni più disparati, ci aiuteranno a capire, me in primis, come è avvenuto il distacco, le radici della crisi, e, possibilmente, la direzione in cui ci stiamo muovendo.

Il mio lavoro non vuole in alcun modo presentare una posizione esaustiva, ufficiale o critica. Critica di cui, tra l’altro, non faccio parte.

Michele Zelioli